Asana sono le posture yoga. Ne esistono circa 8,4 milioni, ma le più conosciute sono circa una trentina, di diverso livello. Ci sono poi parecchie varianti, modificazioni e preparazioni. Sono Posizioni del corpo che lo rafforzano, ne migliorano l’equilibrio e l’elasticità. Si praticano per promuovere una buona salute e rendere il corpo stabile e flessibile, così da prepararlo al Pranayama (tecniche di respirazione) e alla Meditazione.
Tra i vari significati, il termine Asana in sanscrito si traduce come “stare seduti”. Sono posture statiche, che ricordano elementi della natura, forme geometriche, o oggetti comuni.
Si suddividono in
posture in piedi e in equilibrio
piegamenti indietro, laterali e in avanti
torsioni e posture capovolte.
La stessa pratica di yoga, tuttavia, diventa un atto meditativo in sé nel momento in cui si porta la consapevolezza dell’unione tra il corpo e il respiro.
Per questo, anche quando è fluida, la sequenza di posizioni va eseguita lentamente.
L’obiettivo è quello di rallentare i movimenti, allungando il respiro per convogliare il prana (o energia vitale) verso un equilibrio tra forze opposte: allungamento e compressione, stabilizzazione ed estensione, energia potenziale e dinamica.
Quello che differenzia gli Asana da un semplice esercizio ginnico, come il pilates ad esempio, è proprio l’attenzione al respiro. È il respiro che imposta il movimento e guida la pratica.
In generale, si inspira negli allungamenti e si espira ogni volta che si crea una compressione sull’addome.
La padronanza nell’esecuzione di un Asana è indicata dalla qualità del respiro, che deve essere equo, profondo e lento. Nei piegamenti indietro e laterali, il respiro di norma si accorcia. È importante però non rimanere mai in apnea durante l’esecuzione di un Asana. Si respira sempre dal naso per avere un maggior controllo del flusso respiratorio.
Gli asana devono essere praticate con consapevolezza, concentrazione e controllo.
Si parte stabilendo un contatto con la terra, per poi disporre il corpo secondo i principi universali dell’allineamento. Il corretto allineamento del corpo favorirà la sua esecuzione, ma è importante rispettare la conformazione fisica nel pieno rispetto dell’anatomia funzionale.
Il movimento deve essere stabile e confortevole.
È importante, infatti, stabilizzare il baricentro attivando gli addominali profondi, prima di allungarsi, estendersi ed espandersi. L’atto dell’estensione permette la piena espressione di una postura e la possibilità di sperimentare, in ultimo, uno stato di assorbimento, leggerezza e agio.
Come si entra e si esce da un’asana, infine, è importante tanto quanto il tempo che si rimane nell’Asana stessa, non solo per evitare infortuni, ma anche per vivere la pratica come una meditazione in movimento.
Ma arriviamo alla domanda da un milione di dollari:
Quanto a lungo devo mantenere una posizione?
La risposta è: “osserva il tuo respiro”. La qualità del respiro indica la durata di un Asana. Quando diventa corto, è il momento di fermarsi, recuperare e cambiare Asana. È comunque importante dare il tempo al corpo di rispondere.
Diciamo che in generale sarebbe meglio non rimanere nella stessa posizione per più di tre respiri profondi, soprattutto se sei all’inizio della pratica.
Ti consiglio, magari, di ripetere lo stesso Asana due o tre volte di seguito.
Se vuoi sapere di più sul Pranayama e sul medoto Heratfulness in generale, ti consiglio il libro “Metodo Heartfulness. Un percorso per scoprire l’infinita ricchezza del cuore” di Kamlesh D. Patel in collaborazione con Joshua Pollock.