IMPERMANENZA
L’impermanenza è legata al concetto di passaggio graduale ad uno stato più perfezionato ed assenza di un sè individuale: due condizioni essenziali per l’evoluzione ed il progresso.
Ma cosa vuol dire?
È importante che esista un avanzamento ed un mutamento in ogni cosa che ci circonda:
- un germoglio, se rimaesse tale, non potrebbe diventare un fiore;
- una larva non potrebbe trasformarsi in una farfalla;

- se le nuvole non modificassero la loro composizione, non potrebbero diventare pioggia;
- se un bambino rimanesse tale, non potrebbe diventare un adulto.
Quindi, capite che anche la morte, anche se ci spaventa, è necessaria.
Tutto ha bisogno di un’evoluzione.
Accettare la vita significa accettare l’impermanenza delle cose.
Molte volte, le barriere mentali vengono scavalcate, per questo è importante rendersi conto della vera natura della realtà.
Cosa ci crea sofferenza? L’ignoranza.
A tutti è capitato in alcuni periodi della vità, di essere imprigionarti dal desiderio, invidia, angoscia, paura e disperazione. Ed è proprio in questi momenti che la realtà viene alterata. Non siamo in grado di valutare le situazioni reali perchè l’ignoranza altera la realtà stessa.
Ma qual è questa realtà? Il continuo cambiamento. Tutta la nostra esperienza ce lo dimostra, a cominciare dal nostro corpo fisico. Soffriamo nel vedere il nostro corpo invecchiare, cerchiamo di coprire le rughe con creme costose, ci infiliamo aghi di collagene nel viso, ci ammazziamo di sport. Ma possiamo davvero interrompere il processo di invecchiamento? Forse dovremmo solo accettarlo e basta.
Anche le situazioni intorno a noi sono in continua evoluzione, la nostra mente cambia. Quello che pensiamo ora, così come le nostre azioni, sono diverse da quelle di 10 anni fa. Ma ben venga! Ci sarebbe qualche problema se così non fosse.
La nostra vita è condizionata dall’esistenza di altre variabili: ogni situazione e ogni persona è interconnessa con l’altra: noi esistiamo perchè siamo stati concepiti da nostra madre che a sua volta è stata concepita da sua madre. L’erba viene mangiata dalla cavalletta, che a sua volta viene mangiata dalla la rana, che a sua volta viene mangiata dal serpente, il quale viene mangiato dal falco. Vedete?
In natura ogni cosa è collegata. Anche per noi è così, solo che l’abbiamo dimenticato, o forse siamo semplicemente incapaci di accettare la realtà.
Nulla al mondo potrebbe esistere da sola senza l’altro. Persino il pianeta Terra esiste grazie all’universo. Se ci pensate è una cosa bellissima.
Secondo i più antichi testi di meditazione, la sofferenza deriva dalla separazione con ciò che si ama o dall’unione con ciò che si odia.
Quindi se tutto è in continua trasformazione, capite che non serve attaccarsi agli oggetti materiali o alle situazioni, perchè tutto è mutevole. Niente rimane uguale nel tempo. Le situazioni cambiano, le persone cambiano, persino noi stessi cambiamo.
Impariamo a sviluppare il non attaccamento. Solo così possiamo essere felici.
Immaginate un uovo.
Proprio così un uovo

Cuocetelo ad “occhio di bue”.
La parte centrale rossa rappresenta il nostro corpo causale, ovvero la nostra anima. Questo corpo è immutabile. Ora spostatevi verso il bianco dell’albume. Questo rappresenta il nostro corpo sottile, in cui sono racchiusi coscienza, mente, intelletto ed ego: esso si nutre di coscienza, acquista emozioni e crea pensieri. Questo cerchio, attraverso la meditazione si può espandere, trasformando i nostril pensieri in sentimenti, il nostro intelletto in saggezza, raffinando l’ego il più possibile.
Infine troviamo lo strato di olio che circonda l’albume: questo rappresenta il corpo grossolano, ovvero il nostro corpo fisico, che si nutre del cibo che mangiamo e dello stile di vita che seguiamo.

Ogni volta che pensiamo qualcosa, esso viene associato ad un’emozione, che viene impressa nel corpo sottile (albume). Se questo pensiero viene ripetuto più volte nella nostra mente, vine rinforzato ed impresso, diventando così un’abitudine. Con il tempo, questa abitudine crea il nostro carattere. Questo canale che ci creiamo noi stessi, definisce il nostro destino.
Pensiero dopo pensiero, azione dopo azione, la nostra attenzione o repulsione verso qualcosa, crea sentimenti ed emozioni nel cuore. Queste impressioni vengono definite Samskara, uno strato che diventa con il tempo sempre più denso, la coscienza si restringe e perdiamo la connessione con il nostro essere interiore. Veniamo così intrappolati in un mondo di illusioni, che si identifica solo con il nostro corpo.
Diventiamo così sempre più limitati.
Identificandoci con il nostro corpo, la paura di diventare vecchi, malati e di morire ci travolge.
Identificandoci con la nostra mente, la paura di perdere la nostra intelligenza, memoria e coscienza, crea in noi preoccupazione e stress.
Tutte queste paure e preoccpazioni, sono emozioni forti che creano sempre più complessità. Diventiamo così dipendenti dalle cose che ci fanno sentire al sicuro e felici: il cibo, le relazioni, gli svaghi, i trattamenti di bellezza e la cura del nostro corpo. Aumenta così la paura di perdere le cose che abbiamo, diventando sempre più attaccati ai beni materiali e alle persone, cercando di evitare le cose che non ci piacciono.
La maggior parte delle scelte che prendiamo nella nostra vita, sono costruite dalla paura di perdere qualcosa o il desiderio di ottenerne delle altre. Cerchiamo di evadere dal dolore e siamo attratti dal piacere. Abbiamo perso il controllo della nostra vita. Siamo ormai disconnessi da chi siamo realmente e qualche volta ci sentiamo inutili.
Come uscire da questo tunnel?
Come possiamo attuare delle scelte giuste?
A questo proposito vorrei consigliarvi un libro che per me è stata la svolta: “Metodo Heartfulness. Un percorso per scoprire l’infinita ricchezza del cuore” di Kamlesh D. Patel in collaborazione con Joshua Pollock.
Kamlesh D. Patel, conosciuto come Daaji, è un Maestro di Raja Yoga, nonchè attuale guida spirituale del Sistema Heartfulness. Kamlesh, al contrario di altri, non vive isolato da tutti e non pratica il silenzio o il digiuno intermittente (questo non significa che ci sia un giusto sbagliato, ognuno ha il proprio metodo). È un uomo come tanti altri, ha lavorato per trent’anni come farmacista a New York ed ha una famiglia tradizionale. Forse è proprio questa sua “normalità” ad attrarmi. Riesce ad avere una grande carica spirituale, pur vivendo una vita ordinaria, con problemi comuni che accomunano tutti noi.
Joshua Pollock, il secondo autore del libro, è invece un violinista professionista, praticante ed insegnante del Sistema Heartfulness, che attualmente vive in India.
Perchè questo libro per me è stata la svolta? Beh, come ti ho accennato prima, io vengo da un lungo percorso spirituale. Seguo il Sistema Heartfulness da circa 10 anni e quest’estate sono stata un mese e mezzo in India a frequentare il corso di yoga presso l’Ashram di Kanha. Heartfulness, che ai tempi si chiamava Sahaj Marg, è nato nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Negli anni ho potuto assistere ad una radicale trasformazione del sistema, che ha cercato di avvicinarsi sempre più alle esigenze di migliaia di persone da tutto il mondo, senza mai perdere la sua essenza più profonda.
Il libro in questione, parte da un concetto fondamentale. Nella vita quotidiana siamo costantemente impegnati a soddisfare esigenze di ogni tipo: lavoro, famiglia, amici, salute, ecc. Eppure avvertiamo spesso dentro di noi un senso di vuoto.
Come possiamo ristabilire il contatto con la nostra parte più profonda? La meditazione Heartfulness ti aiuta a connetterti con il tuo cuore, riscoprendo l’infinita ricchezza che possiedi. Il libro è strutturato con una serie di conversazioni tra Maestro e allievo (Daaji e Joshua), in cui viene spiegato come è semplice e fondamnetale seguire la via del cuore.
Con la meditazione depuri il corpo sottile, rimuovendo le impressioni dentro di te. La sola porta per poterti riconnettere con te stesso è il tuo cuore.
Nella letteratura yogica infatti, si dice che il cuore è il campo di azione per la mente.