L' IMPORTANZA DEI CALZINI

Voglio riportarvi alcune frasi che mi sono capitate sottomano tempo fa, in maniera del tutto causale. Come un tatuaggio indelebile sono entrate nella mia mente. Sono sicura che l’autore abbia strappato i pensieri dalla mia mente per farli suoi.  

“Siamo nati in un’epoca in cui abbiamo la possibilità di vivere a pieno la nostra vita. Rispetto alla generazione dei nostri genitori, abbiamo molti meno limiti. Questo fatto mi ha sempre frenato quando mi rendevo conto delle cose fantastiche che mi stavano accadendo, quando mi stavo godendo a pieno la mia di vita. Tutte le volte che mi sentivo davvero felice a tal punto di piangere di gioia mi sentivo colpevole. Di cosa non lo so. Mi sentivo colpevole e basta. Loro, che mi avevano messo al mondo, non hanno viaggiato neanche un terzo di quello che ho fatto io e forse non proveranno mai certe emozioni.

Invidio chi riesce a fregarsene. Per me è molto faticoso. La mia mente è un’officina di sensi di colpa che lavora a pieno ritmo. Vederli invecchiare scatena in me un forte senso di protezione. Vorrei fare qualcosa per loro ma non posso e mi sento male perchè mi sembra di non fare mai abbastanza e di non essere mai abbastanza per loro. Ho sempre dentro un groviglio interiore che non mi fa dormire la notte e che mi tiene legata a loro. La verità è che I miei genitori anche se adesso stanno invecchiando saranno sempre più forti di me perchè a loro basta solo una parola per farmi male. Anzi a volte basta anche solo uno sguardo.”

 

Welcome to my life

 

Per imparare ad amarmi ho dovuto fare il giro del mondo, e più mi allontanavo e più sentivo nostalgia di casa. Il senso di colpa in passato mi ha causato forti dolori di stomaco. Ed il mal di pancia ha cominciato a passare solo quando sono riuscita poco a poco a vomitare tutta la mia rabbia. Ma i sensi di colpa, quelli sono duri a morire. Mi sembra di provare la stessa sensazione di impotenza che provavo da bambino, quando mi dicevano cosa fare e soprattutto cosa non fare.

Viaggiare mi ha cambiato la vita, qualcosa che non si può descrivere a parole.

Ho avuto la possibilità di conoscere persone con la mia stessa fragilità, ed ho capito che non siamo soli. Ho affrontato situazioni che hanno fatto crescere la mia autostima, cosa su cui sto lavorando da tanti anni.

Penso che molti della generazione dei miei genitori non abbiano vissuto a pieno i loro desideri. Sono stati abituati a non prenderli in considerazione. Sono stati giovani anche loro lo so, ma a volte mi sembra che neanche loro riescano a vedere realmente se stessi. Come se non fossero in grado di tirare fuori dal loro essere sogni e desideri.

E poi ci siamo noi, una generazione di sognatori. Eppure quando lo facciamo ci insegnano a rimanere con i piedi per terra, perchè la vita è fatta di sacrifici.

Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare, altrimenti come possiamo crearci una nostra famiglia.

Fin da piccola ho sempre cercato parole di conforto e anche se verbalmente non le ricevevo, mi hanno trasmesso e mi trasmettono tutt’ora il loro amore attraverso i sacrifici e nelle privazioni, per poter donare a me il più possibile. Ma questo mi fa male. Per questo mi arrabbio e finiamo per litigare. Perchè per me è una sofferenza doppia. Hanno scelto di caricarsi di tutte le responsabilità per i figli ed involontariamente riesco a percepire le ferite nelle loro spalle per quello zaino pieno di sacrifici. Per questo sono cresciuta con una fragilità mascherata da forte.

Ma questa era davvero la loro scelta? Forse quella era solo la vita che gli altri avevano percorso prima di loro. Sono figli di una generazione che hanno ricevuto insegnamenti chiari e precisi: sposarsi, fare figli, lavorare per la famiglia. Tutto il resto viene dopo. Ma i desideri? Le passioni? Per quello non c’era tempo. Nelle loro famiglie non c’erano argomenti di questo tipo su cui interrogarsi. Ognuno aveva un ruolo prestabilito.

E poi quando domandiamo “come va?” la risposta è sempre quella: “si tira avanti”.

Penso che i giovani debbano disimparare alcuni concetti inculcati dai genitori, dalla società e dalla scuola.

Non fraintendetemi, io ho grande rispetto per le tradizioni, ma è come quando si miete un campo: non si mangia lo stelo del riso, nè gli strati esterni, si prende il chicco. Il campo produce il raccolto, si seleziona il chicco tagliando lo stelo, il quale diventa cibo per mucche, mentre gli strati esterni vengono utilizzati per la crusca.

Solo a quel punto il riso è pronto per poter essere cucinato.

Se vi limiterete a seguire i dogmi della società o della vostra religione, vi condannerete a riprodurre il passato nel presente e a proiettarlo nel futuro

Vivo in una realtà in cui l’erba del vicino è sempre più verde e mi riferisco all’ambiente sociale che mi circonda. Le persone si ritengono povere, ma è una povertà strana, perchè tutti possiedono tutto.

In India ho visto davvero con i miei occhi cos’è la povertà. Per questo forse in Occidente esiste la depressione. La malattia di chi possiede ogni cosa e la libertà di fare tutto. Una libertà piena di oggetti, ma anche di scadenze, e questo si ripercuote nelle relazioni, sempre più frivole e deboli.

Non sei povero, eppure se qualcuno sta meglio di te hai vergogna e vivi in una continua frustrazione. È un continuo pensiero di rabbia represso che ti occupa il cervello. “perchè lei può permettersi quello e io no? Le persone mostrano ciò che possiedono perchè provano piacere nel farti sentire il più “debole”, così che tu possa continuare a riflettere sulle tue mancanze. La mente non lascia spazio a nient’altro.

Siamo soggetti alla legge della privazione e viviamo una vita di falsità e bugie: “non posso uscire a cena perchè ho un impegno” invece non vuoi spendere 50 euro per una cena; “quest’anno non andiamo in vacanza, vogliamo goderci casa e stare tranquilli”, invece non hai soldi per quella vacanza. E più menti e più diventi un esperto nel farlo.

Adoro quando mio padre mi rammenda i calzini. Potrei benissimo comprarmi dei calzini nuovi, non sono certo una manciata di euro a rendermi povera. Ma adoro vedere che si può ancora fare. In questa generazione in cui si cambiano fidanzati come i calzini per me è importante vedere che qualcosa può essere riparato, può essere sistemato e riutilizzato ancora. Sono i miei calzini da anni, mi hanno accompagnato in mille viaggi, perchè devo gettarli via? Sono I miei calzini.

Come loro dovremmo riparare molte cose. Dovremmo riparare una realtà che va a pezzi ovunque. Tutto è precario, tutto è provvisorio e fragile.

Sapete cosa? I calzini rattoppati poi durano tutta la vita.

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